La prima volta fu con il professore di lettere. Ero ancora piccolo, in terza media. Ma il piacere che ne ricavai fu così intenso che, anche se confusamente, senza immaginare né come né dove, seppi quello che volevo fare da grande: scrivere.

Un giorno il professore arrivò in classe con un giradischi. “Oggi faremo una cosa nuova. Vi faccio ascoltare un pezzo di musica molto bello. Poi ne parliamo un po’ e voi a casa farete un tema raccontando ciò che questa musica vi ha fatto venire in mente.” Quindi avviò l’ascolto de Le quattro stagioni di Vivaldi e persino quei due o tre che facevano sempre casino, quella volta se ne stettero buoni. Quando ci restituì il tema – solitamente ci chiamava alla cattedra in ordine alfabetico, faceva un breve commento e consegnava il lavoro alla nostra meditazione –inspiegabilmente saltò il mio nome. Io alzai la mano, ma lui mi ignorò, come se non esistessi. Alla fine, sempre senza badarmi, disse: “E adesso state a sentire.” Cominciò a leggere. Era il mio tema. Io ascoltavo un po’ sbalordito e un po’ vergognoso. Quando poi terminò, finalmente guardandomi, disse: “Bravo. Questo è un compito da 10.” Ero incredulo: io, che quando prendevo un seipiù ero strafelice, avevo preso 10. Infine, prima di uscire, mi chiamò: “Non so se scrivi cose per conto tuo. Se lo fai, portamele che le correggiamo insieme.”

Ecco: da allora ho continuato a scrivere: per il mio professore ho scritto pensieri sui libri che leggevo; per conquistare le ragazze ho scritto poesie, e poi ne ho scritte anche per mia moglie, con cui sono sposato dal 1972; ho scritto fiabe per accompagnare le mie due figlie nel sonno quando erano piccole e poi ne ho scritte altre per divertirle, quando erano più grandi; ho scritto mini-racconti per cataloghi d’arte di miei amici e tanto altro ancora. Insomma, se fossi vissuto in tempi antichi, pur di scrivere avrei potuto forse “fare”, ad esempio, lo scrittore di lettere per mogli di emigranti. (Certamente: “fare un mestiere”, come direbbe un artigiano.) Invece, visto che sono vissuto nei nostri anni, ho fatto il copywriter, il direttore di reparti creativi, il curatore di mostre, il fondatore di agenzie di comunicazione… e ho anche fatto lo scrittore di saggi, racconti e libri.

E scrivendo ho sempre cercato di lasciare che le parole realizzassero tra loro incontri fecondi, capaci di far nascere nella mente di chi le leggeva percorsi e conoscenze emozionanti. Io non so se ci sono riuscito. Forse qualche volta sì: almeno lo spero.

 

Il curriculum: mi chiamo Giacomo D. Ghidelli e sono un libero professionista che vive di scrittura.

Ho iniziato come copywriter lavorando in grandi agenzie e mentre realizzavo campagne e monografie mi sono laureato in filosofia. Dopo un breve periodo di assistentato universitario, nel 1976 ho accompagnato Alessandro Guerriero nella fondazione dell’Atelier Alchimia, scrivendo testi tra il surreale e il fiabesco per il catalogo “Ars Aurica”.

Nel 1978 ho iniziato a scrivere per Olivetti e lì, nei primi anni ’80, sono diventato condirettore creativo dell’Ufficio Pubblicità.

Contemporaneamente collaboravo con L’Unità, e per diversi anni ho pubblicato articoli su temi culturali.

A metà degli anni ’80 l’agenzia Syncronia mi fa un’offerta “che non si può rifiutare”. Lì divento responsabile del “Servizio Strategico e Copywriting” e, tra le altre cose, con Guido Carrer lavoro per Smau, manifestazione che seguo sino all’anno 2000, accompagnandola con testi e idee sino al punto del suo massimo splendore.

La Pieracini-Ghidelli, agenzia dedicata alla comunicazione istituzionale, apre i battenti nel 1995. Tra gli interventi più importanti di quel periodo segnalo “Il volto del Lavoro” – mostra che ho progettato con Alessandro Guerriero per il centenario Fiat – e la mostra “Fiat per la Scuola”, realizzata con Sergio Neri Pelo, iniziativa per la quale ho scritto anche un libro.

Nel 2002 con Rossella Sobrero ho fondato Koinètica, struttura dedicata allo sviluppo della Responsabilità Sociale d’Impresa; contemporaneamente divento anche condirettore de L’Erbamusica, rivista di Musica e Cultura, pubblicata da Esagramma, ONP dedicata alla Musicoterapia Orchestrale.

Nel 2013, sempre con Alessandro Guerriero, fondo Tam-Tam, l’associazione culturale orientata ad attività di social design e affianco Francesco Arecco nella fondazione del Movimento di Resilienza italiana.

Nel frattempo ho scritto un sacco di cose, anche come ghostwriter e biografo: alcune sono nelle pagine “Visto si stampi” e “Meraviglio”.